martedì 12 febbraio 2013

Articolo de "Il Manifesto" : FERRANDO, PCL «Sinistre subalterne,litigano per il quorum e per stare con il Pd»

Articolo de "Il Manifesto" 11/02/2013




FERRANDO, PCL
«Sinistre subalterne,litigano per il quorum e per stare con il Pd»

Lo scontro a sinistra? «Le sinistre dovrebbero unirsi contro il capitalismo, in autonomia dai partiti borghesi, contro tutti i governi capitalistici di centrodestra e centrosinistra. Invece fanno l’opposto. Prima si uniscono nel compromesso di governo del centrosinistra, nel ’96 e nel 2008, votando guerre e sacrifici. Ora si dividono tra l’ennesima capitolazione ai liberali del Pd, vedi accordo Pd-Sel, e la subordinazione ai pm, vedi imboscamento Prc-Pdci nella lista Ingroia-Di Pietro.

Nella comune intenzione di governare col Pd. Scannandosi tra loro per il quorum e la negoziazione col Pd. Questa guerra a sinistra è una contesa triste tra subalterni».Marco Ferrando, leader del trozkista Partito comunista dei lavoratori, ieri manifestava fuori Montecitorio. 

Lei non sta né di qua né di là e difficilmente avrà eletti. Perché si dovrebbe votare Pcl?

Perché è l’unico partito della sinistra che si è opposto sempre alle politiche dominanti. L’unico che si batte per una prospettiva di rivoluzione: la reale alternativa a un capitalismo fallito. Ogni voto a noi è un incoraggiamento alla costruzione di un partito comunista rivoluzionario in Italia, nell’interesse di tutto il movimento operaio e del suo futuro. 

I cardini della sua 'agenda' - no al fiscal compact, nazionalizzazioni - sono molto vicini a quelli di Ingroia. Perché non siete con lui?

La premessa è sbagliata. Con la lista Ingroia/Di Pietro ci sono convergenze su obiettivi immediati: via l’art.8 della legge Sacconi e ripristino dell’art.18, per esempio. Ma sui “punti cardine” la divergenza è difondo: noi rivendichiamo il ripudio unilaterale del fiscal compact; Ingroia chiede la sua modifica; noi rivendichiamo l’abolizione del debito pubblico verso le banche; Ingroia ne chiede la rinegoziazione. Noi rivendichiamo la nazionalizzazione delle banche senza indennizzo per i grandi azionisti, cioè l’esproprio; Ingroia no. È la differenza tra un programma anticapitalista e un programma “progressista”. Del resto se Ingroia e Di Pietro vogliono allearsi col Pd, come stampella alternativa a Monti, il programma deve essere compatibile. E lo è. Aggiungo che la subordinazione delle ragioni del lavoro all’egemonia dei pm, in alleanza col partito corrotto liberal-questurino di Di Pietro, è un orrore politico. Il Pcl si onora di non essere alleato con chi ha affossato la commissione sul G8. 

L’offerta elettorale dell'opposizione è ampia, da Grillo a Ingroia. Crede che ci sia spazio per voi?

Né Grillo né Ingroia sono opposizione antisistema. Non lo sono sulle ragioni del lavoro. Grillo rivendica l’abolizione del sindacato, come roba da 800»: è la proposta più reazionaria in circolazione sul terreno delle relazioni sociali. Ingroia rivendica la «collaborazione tra imprenditori e lavoratori». Sarà pure una «rivoluzione», sia pure «civile», ma... Il Pcl marcia controcorrente e in salita. Ma in uno spazio potenziale: il fallimento del capitalismo e del riformismo. Bersani non toccherà la riforma Fornero e dovrà affrontare Marchionne, che continua a non rispettare le sentenze dei giudici.

Se fosse premier, cosa farebbe?

Esproprierei la Fiat senza indennizzo per gli Agnelli e tutti i grandi azionisti. A garanzia del lavoro e dei suoi diritti. E con risparmio di denaro pubblico, viste le regalìe agli Agnelli. Se un padrone espropria gli operai dei loro diritti, gli operai hanno il diritto di espropriare il padrone. Perché tutte le sinistre politiche e sindacali non si uniscono in una campagna nazionale di lotta per la nazionalizzazione della Fiat? d.p.

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