martedì 13 novembre 2012

Fornero non ti vogliamo, né a Napoli né altrove!


Fornero non ti vogliamo, 
né a Napoli né altrove!


Si è appena conclusa la due giorni di incontri istituzionali a Napoli del ministro del welfare (si fa per dire!) Elsa Fornero, che ha incontrato la sua omologa del governo tedesco, Ursula von der Leyen, per discutere “pubblicamente” delle innovative forme di precariato (contratti di apprendistato) da portare avanti con sempre maggiore convinzione in Italia, in Germania e in tutta Europa.



La visita del ministro è stata scandita dalle proteste dell’indignata cittadinanza napoletana!
In particolare, la giornata del 12 novembre ha visto un imponente corteo sfilare nelle strade di Napoli, proprio mentre a poche centinaia di metri andava in scena il vertice italo-tedesco. Purtroppo, una volta percorse quelle poche centinaia di metri e arrivati in prossimità del luogo in cui si svolgeva l’incontro i manifestanti sono stati accolti da un fitto lancio di lacrimogeni, che è cresciuto sempre di più con il passare dei minuti.
Per fortuna, la maggior parte del corteo è rimasta compatta permettendo il proseguo della manifestazione fino al centro di Napoli. Ma un’altra parte, composta prevalentemente da studenti, ha cercato riparo all’interno della facoltà di ingegneria dell’università Federico II. I lacrimogeni, invece, sono arrivati anche nel cortile dell’ateneo e lanciati ad altezza uomo. Solo dopo diverse decine di minuti è stato permesso a tali studenti di uscire per ri-unirsi al resto dei manifestanti.

Purtroppo si sono contati diversi feriti, alcuni giovanissimi, tra i partecipanti al corteo, ma Napoli, città in cui la contraddizione capitale/lavoro si esprime in tutta la propria durezza, ha fornito una forte risposta alle ricette “bocconiane” del governo tecnico.
Saremo ancora in piazza, a partire dallo sciopero generale europeo del 14 novembre, al fianco degli studenti e degli operai, dei precari e dei disoccupati, per ribadire con forza la necessità della cacciata degli affamatori governi europei e per porre con altrettanta forza la necessità di un’alternativa di sistema: il governo dei lavoratori, il solo che possa metter fine ai drammi dello sfruttamento, della precarietà, della disoccupazione.






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