lunedì 30 luglio 2012

Governo e sindacati continuano ad ingannare i lavoratori Fincantieri!


Governo e sindacati continuano ad ingannare i lavoratori Fincantieri!

L’incontro tenutosi il 27 Luglio  a Roma fra parti istituzionali (Governo, Regione Campania, Provincia di Napoli e Comune di Cmare di Stabia), azienda e sindacati (Cisl,Ugl,Uil, Fiom-CGIL) ha costituito nient’altro che l’ennesima riproposizione degli inganni che da anni questi rappresentanti della borghesia stanno perpetuando ai danni  di tutti i lavoratori Fincantieri ed Indotto.

Le aspettative pre-incontro erano altissime: si parlava di commesse riguardanti 2 navi della “Viking”, 20 piccole navi per la crocieristica fluviale, 10 cassoni per il recupero della Costa Concordia ed infine il fantomatico piano di realizzazione del “bacino di carenaggio” che, a quasi un anno dalla sua stipulazione, rimane pressoché lettera morta.

A spegnere queste false illusioni, generate dai mezzi della dis-informazione borghese, è stata la stessa dirigenza Fincantieri, che ha ribadito bene il concetto: nuove navi da costruire non ci sono! Per questo motivo i rappresentanti istituzionali, con la complicità di tutte le burocrazie sindacali, continuano a nascondere ai lavoratori la verità sul destino dello stabilimento, continuando il proseguo in futuri tavoli istituzionali (il prossimo a Settembre) nella speranza di poter scongiurare ogni possibile tentativo di protesta da parte degli operai.

Questi ultimi sembrano oramai stufi di essere presi in giro sia dalle forze politiche di centrodestra e centrosinistra, incapaci (come è ovvio che sia) di risolvere le gigantesche ricadute sul mondo del lavoro della crisi economica del capitalismo, sia dalle rappresentanze sindacali, le quali continuano a dichiarare, in maniera vile ed opportunistica, di intravedere in questi tavoli prospettive di miglioramento per i lavoratori (quando poi puntualmente ogni incontro si risolve con un nulla di fatto).

Il piano di realizzazione del bacino è un’altra favola che si vorrebbe propinare ai lavoratori, facendo credere che la Regione Campania stanzierà  dai 140 ai 360 milioni di euro, a seconda dei progetti, quando poi la stessa Regione detiene un debito pubblico intorno ai 15 miliardi di euro nei confronti dei grandi istituti di credito bancario.
Per screditare la credibilità dei falsi rappresentanti della classe operaia basta ricordare l’accordo del Dicembre 2011, quando i sindacati firmatari Cisl,Uil,Ugl e Failms brindavano al rinnovo della cassa integrazione, in scadenza nel 2013 fra l’altro, autoproclamandosi  “salvatori” del cantiere! Poi la verità venne a galla attraverso 1.243 esuberi fra Sestri e Castellammare, la prospettiva imminente della fine della cassa integrazione, la mobilità (oramai non più garantita con la riforma Fornero) e, per finire, lo spettro della disoccupazione.

Grave, inoltre, è anche la posizione assunta dalla dirigenza Fiom, offesa quando viene esclusa dai tavoli della contrattazione, incapace quando viene invitata a sedersi con le controparti di far valere la difesa delle condizioni oggettive dei lavoratori, con forme di lotta adeguate come gli scioperi, le assemblee, fino alle occupazioni.
Per questa ragione è importante oggi la costruzione di  un fronte unico di lotta con tutti quei lavoratori oramai disillusi dalle false promesse elargite dalle burocrazie politiche e sindacali.

Il Partito Comunista dei Lavoratori impegna tutte le proprie energie in questa direzione, smascherando i nemici della classe lavoratrice e costruendo insieme ad essa una nuova prospettiva di cambiamento che passi attraverso il rovesciamento del capitalismo e l’instaurazione del Governo dei Lavoratori!

venerdì 27 luglio 2012

DALLA PARTE DEGLI OPERAI DELL'ILVA

DALLA PARTE DEGLI OPERAI 

DELL'ILVA


Gli operai dell'Ilva di Taranto difendono giustamente, e incondizionatamente, il proprio posto di lavoro. Ogni tentativo di contrapporre salute e lavoro è indecente.Gli operai sono stati le prime vittime dell'inquinamento criminale della città. E sono dunque i primi ad essere interessati alla punizione dei responsabili ( a partire da dirigenti e proprietà aziendali),al risanamento del territorio, alla necessaria riconversione dei processi produttivi. Ma non sono disposti ad essere vittima sociale del “risanamento”, dopo essere stati la vittima sacrificale dell'inquinamento. 


Gli operai dell'Ilva hanno già pagato sulla propria pelle, e da tutti i versanti, i crimini del profitto: dalle morti sul lavoro ai casi di cancro in famiglia. E' ora che paghino altri. Nessun posto di lavoro va toccato. La presenza industriale va salvaguardata, anche con la occupazione operaia della fabbrica. 


Al tempo stesso gli operai non possono farsi usare come scudo umano dal loro padrone contro il resto della città. Né possono pensare che lo stesso padrone Riva, corresponsabile dei crimini ambientali, possa essere un “risanatore” credibile dell'ambiente. 

Vi è allora una sola misura radicale che possa insieme tutelare salute e lavoro: la nazionalizzazione dell'Ilva e della siderurgia italiana. Solo la nazionalizzazione del gruppo Ilva, senza indennizzo e sotto controllo dei lavoratori, può consentire insieme una radicale riorganizzazione produttiva e la difesa del posto di lavoro. Solo un massiccio investimento di risorse, pagato dai profitti, e sotto controllo sociale, può consentire insieme una bonifica del territorio cittadino e la continuità della presenza industriale. 

Non sarà il governo Monti, massimo fiduciario di industriali e banchieri, a realizzare queste misure di svolta. Solo un governo dei lavoratori potrà realizzarle. 

La vicenda dell'Ilva dimostra una volta di più che non c'è soluzione di alcun dramma sociale al di fuori di una prospettiva anticapitalista . Solo la rivoluzione cambia le cose.



LA CITTA' DELL'ACCIAIO: TARANTO

La citta’ dei due mari meglio conosciuta come la citta’ dell’acciaio e’ nota alle cronache in quanto e’ una delle citta’ maggiormente inquinate al mondo. 
Una citta’ operaia in cui e’ presente il piu’ grande centro siderurgico d’Europa. 

Per dare qualche numero sia sull’occupazione sia sull’inquinamento:  13mila dipendenti, più 4mila di indotto, una produzione fino a 30mila tonnellate al giorno, l’Ilva è la prima acciaieria d’Europa. Quasi milleduecento morti l’anno, cancro, e uno stabilimento a cui nel 2006, quando è cominciata la battaglia, era riconducibile sul totale italiano il 96 percento degli idrocarburi policiclici aromatici, il 92 percento delle diossine, l’85 percento dell’ossido di carbonio, l’85 percento del piombo. Il 68 percento del mercurio, bandito anche dai termometri ma sversato nel mare di Taranto per oltre due tonnellate l’anno. Un anno in cui ognuno dei circa 210mila abitanti, qui, incamera 2,7 tonnellate tra monossido di carbonio, benzene, ossido di zolfo. Ogni giorno ogni bambino, respirando, fuma l’equivalente di 2,14 sigarette. Prima di ragionare sulle questioni ambiente-lavoro, e’ necessario far un passo indietro e capire come Taranto da citta’ che viveva da e per il mare e la terra e’ diventata una citta’ siderurgica. 


Gli anni successivi all’unita’ d’Italia la vedono consegnata a piene mani alla Marina Militare ed al Ministero della guerra, che danno il via alla costruzione della citta’ nuova. 
Questo segnera’ definitivamente la dipendenza economica ed industriale della citta’ ai militari. Tutta la citta’ nuova, attuale borgo del centro, fu costruita attorno all’Arsenale. 
Molto di questa militarizzazione e’ ancora visibile oggi, anzi sempre piu’ ampio e diffuso e’ il controllo di zone tolte ai tarantini e difatti militarizzate. Un ‘esempio su tutti il nuovo porto militare che occupa km e km di costa Jonica e dove ci sono, oltre alle Navi Militari della Marina Italiana anche le Navi Nato con i sommergibili nucleari. 


Oltre alla militarizzazione anche lo sfruttamento dell’ambiente questo sempre a scapito dei cittadini ma e’ proprio questo uno degli elementi essenziali del capitalismo: sfruttare uomini e territorio fino all’esaurimento con il solo scopo di aumentare i propri profitti. 
Accanto allo sviluppo dell’Arsenale e dei cantieri navali, subito dopo la seconda guerra mondiale si avvio’ il procedimento per la costruzione di un grande centro siderurgico in Puglia. Uno dei siti proposti fu proprio Taranto, su questa scelta pesarono molto le decisioni della Democrazia Cristiana locale e nazionale che spingeva affinché Taranto fosse scelta sia per questioni geografiche: la vicinanza al mare sia per presunte questioni economiche: furono portate avanti false battaglie in difesa della pseudo poverta’ della citta’ dei due mari. Per chi conosce la storia di Taranto sa che si e’ trattata di una vera e propria bufala. La citta’ era uscita dalla seconda guerra mondiale, molto meglio di altre citta’ pugliesi come Bari, Brindisi o Lecce. Taranto, infatti, fu una delle poche citta’ industriali italiane uscite dal secondo conflitto mondiale con l’apparato industriale intatto e con una serie di progetti concreti ed anche per certi versi all’avanguardia. Gia’ nel 1952 furono presentati vari progetti di riconversione dei cantieri navali militari in Nautica di diporto e mercantile, con il progetto di fare di Taranto la capitale della fiera mercantile italiana. 


Accanto a tale progetto vi erano una serie di altre iniziate: dalle cooperative agricole, a quelle legate alla pesca fino ai trasporti che vedevano la classe operaia all’avanguardia. Tutti questi progetti ed iniziative furono distrutti e smantellati dal duo Marina ed Italsider, questa ultima venne costruita tra la fine degli anni ’50 ed i primi anni’60, sotto l’attenta regia democristiana. 


A questo si devono accompagnare tutte una serie di progetti urbanistici che hanno parzialmente distrutto il patrimonio culturale, archeologico di quella che fu la capitale della Magna Grecia. In questo quadro si inserisce il fallimento della costruzione del più lungo Lungomare al mondo che partendo dal Ponte Girevole sarebbe arrivato fino al Faro di San Vito, all’incirca 15 KM!.I colpevoli dello scempio urbanistico vanno dalla Dc al Psi fino alla destra. Lo stabilimento fu costruito in soli 5 anni dal 1960 al 1965 senza grossi dissensi, eccezion fatta per alcuni esponenti locali del Pci ma non dalla direzione locale del partito. Nel 1978 sulle pagine della Gazzetta del Mezzogiorno veniva pubblicata una prima inchiesta sull’inquinamento e l’anno seguente furono installate 5 stazioni di rilevamento. Nel 1982 fu emessa la prima condanna contro il direttore dell’Italsider per getto pericoloso Il sindaco dell’epoca, esponente del Pci, Cannata inaugurò la tradizione per cui gli enti locali si sono poi sempre ritirati dalla parte civile nei processi. Fu creato questo Fondo d’Impatto Ambientale che non ha portato risultati tangibili. Gli anni ’80 e 90 sono segnati dalla crisi dell’acciaio e della siderurgia italiana, sono gli anni in cui la competivita’ dei mercati mondiali va a vantaggio delle acciaierie sud americane e dell’Est Europa, queste ultime soprattutto dopo la caduta del muro di Berlino. Sono gli anni in cui la citta’ deve fare i conti con cassintegrazione, disoccupazione e la fine della siderurgia di Stato, quando nel 1995 l’impianto viene acquistato dal gruppo Riva. 


Lo stesso Riva (nella foto a destra ndr) si pone subito l’obiettivo di cambiare la “vecchia” classe operaia utilizzando i finanziamenti europei per ristrutturare i processi produttivi in siderurgia. Arrivano grandi flussi di denaro che vengono indirizzati verso i maggiori Paesi produttori di acciaio, e furono utilizzati per incentivare le uscite dei lavoratori verso il pensionamento. Contemporaneamente iniziano le assunzioni di giovani con i famigerati “Corsi di formazione/lavoro”. Allora, la linea delle tre federazioni Fim, Fiom e Uilm nei confronti dei giovani operai, inesperti e del tutto disarmati fu di rinuncia E così furono lasciati in balia dei dirigenti e dei capi, i quali utilizzarono il loro potere, ovviamente, contro le organizzazioni sindacali. Non è un caso che fra pensionamenti e mancate nuove iscrizioni il numero dei sindacalizzati crollo’ verticalmente. 
Da un punto di vista politico sono anni pesantissimi; dopo l’egemonia del pentapartito con il susseguirsi di giunte socialiste e democristiane, nel 1993 viene eletto sindaco Giancarlo Cito, che diventera’ noto alle cronache nazionali per il suo atteggiamento fascista e da sindaco sceriffo. E’ il periodo piu’ buio dell’intera storia tarantina dalla seconda guerra mondiale ad oggi. 


Quello che invece non cambia ma anzi continua ad essere trascurato e’ il problema dell’inquinamento. In molti quartieri limitrofi del centro siderurgico come i Tamburi e Paolo VI, le percentuali di polveri sottili, inquinanti sono in continuo aumento. Qualcosa pero’ proprio sul finire degli anni ’90 in citta’ comincia a muoversi. Una serie di ricerche, di studi scientifici cominciano a scoperchiare problematiche legate all’ambiente ed al territorio ionico. Tutto questo pero’ si riduce alla semplice denuncia ed alla scelta: o il lavoro o l’ambiente e la salute dei cittadini. E’ proprio questo che ha portato il 30 Marzo 2012 in coincidenza con l’incidente probatorio contro la proprietà e alcuni massimi dirigenti Ilva, accusati di disastro colposo e doloso, avvelenamento di sostanze alimentari, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, danneggiamento aggravato di beni pubblici, getto e sversamento di sostanze pericolose ed inquinamento atmosferico. 


Le stime pubblicate nel 2010 sui danni causati dall’Ilva, in circa 40 anni di attivita’ sono 12.000 morti per cause cardiovascolari e respiratorie, 30000 ricoveri per cause cardiache, respiratorie e cerebrovascolari(4000 ricoveri all’anno circa). Una vera e propria strage. 
Ed ecco la data del 30 Marzo, in cui il padrone, cosi’ come gia’ era successo per la Fiat nei primi anni 80 mobilita i lavoratori, non i cosiddetti colletti bianchi ma gli operai a manifestare sotto il Tribunale di Taranto. Una manifestazione massiccia in cui all’ambiente veniva contrapposto il lavoro, tradotto un ricatto, l’ennesimo di una nuova classe operaia poco sindacalizzata. Qui, a mio avviso non sono da contrapporre le questioni ambientali a quelle del lavoro ma cercare di trovare una soluzione a queste problematiche. Oggi sul mercato dell’impiantistica siderurgica ci sono tecnologie che superano il vecchio modo di fare acciaio, che riducano drasticamente le immissioni inquinanti. Questi impianti denominati “COREX” e “FINEX" sono già operanti in vari Paesi del mondo Possono essere delle soluzioni che superino quelle della sinterizzazione, che emettono diossina ed altri polveri sottili in aree abitate. Negli stabilimenti dove sono presenti processi di Corex e di Finex , in cui viene impiegato direttamente il minerale raffinato e la polvere di carbone, il forno di sinterizzazione e la cokeria non sono piu’ necessiarie e c’e’ una notevole riduzione dell’inquinamento: 90% in meno di sostanze tossico-nocive e 98% in meno di contaminazione dell’acqua, oltre a ridurre i costi di energia e di produzione. 


Oggi piu’ che mai dopo la sentenza del tribunale, non serve dividersi tra operai ed il resto della citta’. E’ necessario ricompattarsi perche’ i lavoratori sono i primi ad aver subito i danni di un inquinamento voluto dai padroni e dai politici da salotto, buoni solo a fare chiacchiere e null’altro. 


Gli operai dell'Ilva hanno già pagato sulla propria pelle, e da tutti i versanti, i crimini del profitto: dalle morti sul lavoro ai casi di cancro in famiglia. E' ora che paghino altri. Nessun posto di lavoro va toccato. La presenza industriale va salvaguardata, anche con la occupazione operaia della fabbrica. 


Ovviamente per cambiare il modo di produrre servono investimenti ma ne’Riva, ne’ altri imprenditori di casa nostra sono disposti ad investire. L’unica cosa a cui sono interessanti e’ sfruttare operai e lavoratori. L’unica via di soluzione e’ la nazionalizzazione dell’Ilva di Taranto e di tutti i centri siderurgici italiani sotto controllo operaio. E’ necessario che si diffonda e si moltiplichi anche nella citta’ dei due mari lo spirito del conflitto di classe attraverso la presa di coscienza che solo un governo dei lavoratori, a livello locale e nazionale puo’ cambiare il corso della storia. Qualcosa ha cominciato a cambiare. Nell’ultima tornata elettorale, se ha pur vinto ufficialmente il centro sinistra con il nuovo ‘’sindaco sceriffo’’, il vero vincitore e’ stato l’astensionismo soprattutto nei quartieri periferici e sempre operai. Quartieri che non credono alla favoletta del centro sinistra, da Bersani a Rifondazione, passando da Vendola a Di Pietro. Hanno bisogno di un vero e proprio partito comunista, di un partito realmente rivoluzionario, della nascita di una sezione del Partito Comunista dei Lavoratori, in una citta’ operaia e meridionale. E’ l’augurio che da comunista rivoluzionario faccio alla mia citta’ che mi ha dato i natali.




















Fabrizio Montuori



venerdì 20 luglio 2012

L’IMPERIALISMO ITALIANO CONTINUA AD ARMARSI CONTRO I LAVORATORI!


L’IMPERIALISMO ITALIANO CONTINUA AD  ARMARSI CONTRO I LAVORATORI!

Il Governo Monti taglia servizi, trasporti, sanità, diritti e lavoro ma non i costi della Difesa.

In perfetta linea con i precedenti governi Prodi e Berlusconi, il Governo Monti, rappresentante delle elite bancarie e confindustriali (in questo caso particolarmente dell’industria bellica), continua da un lato a massacrare i lavoratori a suon di manovre economiche,contro-riforme del lavoro e spending review, mentre dall’altro lato a finanziare gli innumerevoli costi per la Difesa e le missioni militari.
Il Ministro della Difesa, Giampaolo di Paola, ex Capo di Stato Maggiore della Difesa e sponsor principale di Finmeccanica, ottiene la fiducia incondizionata per il rifinanziamento delle missioni militari all’estero e per il proseguimento degli investimenti per i vari progetti di armamento bellico.

Un bilancio record che nel 2012 dovrebbe sfiorare 19.895 milioni di euro per i costi della Difesa, sommando 1,4 miliardi di euro per le missioni militari e 23 miliardi per i progetti d’armi sviluppati che vanno dai caccia intercettatori del progetto Eurofighter, ai famosi F35 del progetto Joint Strike Fighter, ad innumerevoli mezzi come 100 elicotteri di trasporto tattico, una nuova portaerei (la Cavour, già operativa), 10  fregate europee multi-missione, due fregate antiaeree, 4 sommergibili, 249 veicoli blindati medi. Un arsenale guerrafondaio che aiuta sia i profitti internazionali dell’industria bellica, Finmeccanica in primis, sia le richieste dell’imperialismo statunitense e della Nato per compiere quelle “pacifiche” operazioni di bombardamento nelle zone di guerra, prima fra tutte quelle afghane  dove l’Italia è schierata in prima linea fornendo armi e  soldati.

Dinanzi a questo scenario, nessun governo politico, nel corso degli anni, ha messo in discussione questo oneroso apparato coercitivo, anzi, al contrario, ha sempre continuato a finanziarlo. Ricordiamo sotto i Governi Berlusconi le forze politiche del centrodestra  (Pdl, Lega Nord,Udc,Fli) e perfino del centro sinistra (Pd,Idv) votare insieme il rifinanziamento delle missioni all’estero, sotto il Governo Prodi, forze riformiste Verdi, Rifondazione Comunista (compresi i vendoliani), Pdci (Rizzo compreso) o di estrema sinistra come Sinistra Critica.

TUTTI hanno sempre avallato sempre nuovi miliardi alla politica imperialista ed ai signori della guerra.

Il Partito Comunista dei Lavoratori rimane ad oggi l’unico vero partito capace di portare coerentemente, senza compromissioni di governo, la propria politica programmatica che sostiene l’eliminazione delle spese militari per poterle ben ridistribuire alle masse lavoratrici.

Ma siamo consapevoli che nessun governo borghese sarà capace di soddisfare questa elementare esigenza, nemmeno dai  quei governi riformisti che dai loro circoli, quando non si trovano al governo, supplicano “in maniera cortese”  di tagliare questi costi. Cosa impossibile  visto che ogni governo deve tutelare sia i profitti delle lobbies e  sia la difesa del loro potere di oppressore.

Solo un governo sarà capace di distruggere questo apparato dando “guerra alla guerra”  al capitalismo, esso si chiama: Governo dei Lavoratori!